David Jones, dieci anni dopo.

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The Next Day | David Bowie (Sony, 2013) David Bowie mi è decisamente mancato. Tutti si domandavano dove fosse finito. C’era chi affermava fosse malato, stanco e con i bagagli già sul disco volante che un giorno – speriamo il più tardi possibile – lo riporterà a casa. Invece, eccolo qui, silenziosamente, tornare alla luce della ribalta. The Next Day ha una cover che sembra uno scherzo, una serie di canzoni ispirate e gode della produzione dell’amico di lunga data Tony Visconti. Se a volte suona troppo denso e straripante di elementi – non sempre un buon segno – con il passare del tempo e degli ascolti si offre sempre più a fuoco, convincente ed eclettico. Insomma, un bel disco di Bowie, di quelli dove i riferimenti al suo passato, anche al venerato periodo berlinese, si mescolano perfettamente con il suono elastico e potente degli ultimi lavori. Oltre ai due singoli e alla accattivante title track, degne di considerazione sono Love is Lost, I’d Rather Be High e Valentine’s Day, esplicito tributo a Ray Davies. Bene così, davvero.

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