Ratt & Roll. Vita, morte e miracoli a Los Angeles.

Stephen Pearcy Ratt & Roll

Piacevole fare un tuffo nel passato, camminare sul Sunset Strip e respirare la Los Angeles dei primi anni ’80. Se leggerete l’autobiografia di Stephen Pearcy è questa la fine che vi aspetta. San Diego è un bel luogo per vivere e la California gode di un clima fantastico. C’è chi fuma, chi fa surf e chi si fa investire da una signora alla guida di una station wagon. Proprio durante la lunga degenza che lo rimette in sesto, Stephen scopre la passione per la chitarra, che lo porterà, ancora in precario equilibrio, ad esibirsi con i Mickey Ratt, embrione di quelli che diventeranno i Ratt, beniamini da lì a poco del Rainbow e del Troubador di West Hollywood. Il successo è rapido. Tre dischi di platino, 225 concerti in meno di tre anni e gli States che appaiono presto un’unica striscia d’asfalto, un lungo corridoio tra camere d’albergo sempre uguali. Certo, l’Aids è ancora un perfetto sconosciuto e le tante fanciulle sono un lodevole passatempo, ma il castello comincia a vacillare a causa di ben noti eccessi e crolla con l’arrivo dei Seattle boys in flanella. Pearcy non ne può più e molla la nave nel bel mezzo di un tour, Continua a leggere

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Al largo dei bastioni di Orione.

Blade RunnerBlade Runner | Ridley Scott (1982) È inutile descrivere la trama di questo film. La favola scura di un mondo dove la tecnologia ha preso il sopravvento, deformato qualsiasi forma di relazione umana e creato lo scenario adatto per l’apocalisse. L’incubo che tiene sveglio Harrison Ford in Blade Runner sembra non avere mai la sua fine. Confuso nello spazio verticale di una Los Angeles buia e stravolta, la sua interminabile battuta di caccia attraversa una dimensione che di umano riconosce solo l’affascinante poetica del replicante. Un cult movie capolavoro diretto da Ridley Scott, con l’indispensabile presenza di Rutger Hauer e della splendida Sean Young. Da vedere e rivedere, sempre, almeno cento volte nella vita.

keef & the stones. la discarica.

sopravissuto al 2010, non posso far altro che affrontare il 2011 e godere leggendo la bio di keef, alias keith richards, chitarrista e fondatore della più oltraggiosa band del pianeta: the rolling stones. giunto alla pagina 26 di “Life” mi sono arreso. come e quanto questi individui hanno marchiato a fuoco gli anni della loro giovinezza? storie assurde, sempre al limite dell’impossibile. una spericolata passeggiata lungo le strade di marciapiedi che scottano, bruciano, pulsano e si ribaltano.

nelle foto keith ha diciannove, venitre, ventisei,  trentadue, quarant’ anni e poi cinquanta e sessanta. non cambia mai. lo sguardo e l’espressione sono di quelle che non ti raccontano del passare del tempo, perchè, in fondo, sul tempo non c’è mai stato il tempo di riflettere. la vita è stata come uno slalom fuori controllo, selvaggio e irriverente, una discesa e una salita sempre oltre il limite. altro che maschere d’ossigeno e decompressione!

questa biografia mi fa pensare ai motley crue come al timido sacchetto della raccolta differenziata, keef e gli stones erano e sono un’altra cosa. una lurida discarica alla quale è impossibile resistere.  frugando nell’immondizia troverete charme, passione, violenza, amore e tanta verità.