Ain’t over.

The Doors

Strange Days disegna nell’aria tutta l’unicità di Ray Manzarek. In lui si nasconde il segreto dei Doors e delle loro architetture musicali, acrobazie sonore che nessuno si è mai sognato di emulare, un’esperienza musicale quasi esotica. Cosa sarebbero stati oggi nessuno lo potrà mai sapere. Certo è che, riascoltando proprio stamattina una delle tante loro raccolte in circolazione, i Doors fanno un effetto straniante. Non so se mi viene più in mente Venice Beach e la California al finire degli anni Sessanta o la santa messa di Jim Morrison arrestato sul palco. La violenza del sistema che censura, controlla e reprime. La solita vecchia storia, sempre attualissima. Allora, non è forse qui che sta qui la modernità di Ray Manzarek e i Doors? Sfuggono alla catalogazione-omologazione della musica di ieri e di oggi.  Un pensiero privo di etichette è un pensiero sempre verde, florido e rivoluzionario. Vivi in eterno e riposa in pace Ray, nessuna ‘fine’ coglierà la tua opera.

Una vita fa.

IMKillers | Iron Maiden (Emi, 1981) Quando ascolto questo disco sento l’anima di anni che mi hanno solo sfiorato, lasciando sulla strada un forte sapore, capace di accendere la mia fantasia e immaginare un mondo che non mi apparteneva, per ragioni anagrafiche sopratutto. Non so cosa c’è dentro questo disco che mi fa esultare. Probabilmente tanta buona musica e un’energia primordiale che pulsa come sangue vivo in ogni traccia. Sarà che, dopo trentanni, la voce rude e autenticamente rock di Paul Di Anno è ancora in grado di emozionare e farti venir voglia di rovesciare la scrivania e mandare tutti affanculo. Musica veloce, urgente che brucia in ogni passaggio grazie a un fuoco di chitarre taglienti e al perfetto interplay tra il basso di Steve Harris e la batteria di un formidabile Clive Burr. Fotografia di un momento irripetibile, Killers è la colonna sonora dell’Inghilterra che dalle ceneri del punk rinasce tra le braccia della New Wave of British Heavy Metal. Ascoltatelo bene, c’è più rock and roll qui, senza trucco e senza inganno, che nella maggior parte dei dischi di tutto il decennio seguente.

Ufficio divino.

Devil you know by Heaven & Hell

The Devil You Know | Heaven & Hell (Roadrunner, 2009) Non esisteva e non esiste ancora oggi un cantante più spettacolare Ronnie James Dio, al di là del genere, ammettiamolo. Un talento che è un piacere assoluto riascoltare. Non deve perciò stupire che il suo testamento artistico, The Devil You Know – realizzato insieme alla metà dei Black Sabbath sotto il nome di Heaven & Hell – sia un’altra prova da incorniciare. Una perla di metal epico, melodico e potente, per nulla banale, nato dalle mani di gente scaltra, che conosce il mestiere ma possiede intatta la scintilla che l’ha resa grande. Ogni assolo di Iommi è bruciante e appassionato, il basso di Geezer ispirato e il drumming di Vinnie Appice maestoso. Questa è ottima musica gente, Dio non delude nessuna aspettativa e canta ancora una volta…divinamente.
Top song: Double The Pain.

Perché un disco di Paul McCartney.

MaccaChaos and Creation in the Backyard | Paul McCartney (Parlophone/EMI, 2005) Perché scrive e interpreta la musica popolare, l’ha inventata e continua a frequentarla con invidiabile verve. Chaos and Creation in the Backyard suona più fresco e immediato di qualsiasi disco di Robbie Williams, offre linee melodiche intriganti e arrangiamenti musicali che aggiornano il manuale del musicista pop. Infine, questa diavolo di voce. Un dono in eredità dal secolo scorso, ancora così attuale e riconoscibile da rendere inutile la maggior parte dei cantanti rock di oggi. Nigel Godrich, già produttore di Radiohead e Pavement, ci mette del suo. Vi segnalo Jenny Wren, Promise To You Girl e la bellissima Anyway. Un disco che impreziosirà la vostra discoteca, non esitate a procurarvelo.

David Jones, dieci anni dopo.

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The Next Day | David Bowie (Sony, 2013) David Bowie mi è decisamente mancato. Tutti si domandavano dove fosse finito. C’era chi affermava fosse malato, stanco e con i bagagli già sul disco volante che un giorno – speriamo il più tardi possibile – lo riporterà a casa. Invece, eccolo qui, silenziosamente, tornare alla luce della ribalta. The Next Day ha una cover che sembra uno scherzo, una serie di canzoni ispirate e gode della produzione dell’amico di lunga data Tony Visconti. Se a volte suona troppo denso e straripante di elementi – non sempre un buon segno – con il passare del tempo e degli ascolti si offre sempre più a fuoco, convincente ed eclettico. Insomma, un bel disco di Bowie, di quelli dove i riferimenti al suo passato, anche al venerato periodo berlinese, si mescolano perfettamente con il suono elastico e potente degli ultimi lavori. Oltre ai due singoli e alla accattivante title track, degne di considerazione sono Love is Lost, I’d Rather Be High e Valentine’s Day, esplicito tributo a Ray Davies. Bene così, davvero.

Superbo.

DP Come Taste the BandCome Taste the Band | Deep Purple (Emi, 1975) E’difficile che una ristampa o, peggio ancora, una rimasterizzazione mi soddisfi appieno. Preferisco che un disco suoni il più possibile fedele a se stesso, al suo calore, a maggior ragione se si tratta di un disco nato negli anni ’70. L’eccezione che conferma la regola è Come Taste The Band dei Deep Purple. Oltre alla rimasterizzazione, l’edizione che ne celebra il 35ennale presenta il lavoro interamente remixato dal produttore sudafricano Kevin Shirley. Il risultato è divino, non ho timore nell’affermarlo. Oltre a confermare che i dischi della MK III & IV suonano più attuali oggi che allora, Come Taste The Band consegna al vostro ascolto una sorprendente miscela di rock, funk e blues, resa unica dalla presenza di Tommy Bolin, chitarrista dall’enorme talento, anima inquieta finita preso all’altro mondo. Continua a leggere