uno dei peggio

mazze chiodate, balestre e olio bollente. le dedico ad un fulgido esempio dell’attuale medioevo politico italiano: gianfranco rotondi.  passa in TV a salvare le chiappe del presidente, grida al consueto complotto dei magistrati, prende una severa strigliata da un suo ex compagno di partito, scivola scaltro sui discorsi senza mai elevarsi. d’esser uomo delle istituzioni quale dovrebbe non ci pensa affatto. non ci riesce, neppure si sforza. cinico e tiepido, viene voglia di seppellirlo, di farlo sparire, come tutto il teatrino di questi giorni, interminabile scaramuccia senza speranza né via d’uscita, stonata di menzogne e senza alcuna regola.

rotondi d’altronde basta guardarlo in faccia, rappresenta il peggio dell’Italia da due soldi che a loro fa bene mantenere come sta. esegue il compitino salva berlusca con sorprendente veemenza, attraverso espressioni furbette, graffiando con scontata ironia l’avversario di turno. la sua rilevanza politica è prossima al nulla, liquida il ‘gran casino ruby’ affermando che “non è vero niente”, “è tutta una montatura” e “non scrivete cazzate”. nessuna prudenza, nessun dubbio, nessuna apertura.  il tipico esemplare di paraculo privo di scrupoli, all’occorrenza brillo di retorica, abile a schierarsi dalla parte giusta, mai troppo coinvolto e per questo motivo assolutamente affidabile. il re di arcore lo ha fatto ministro e lui lo ripaga generoso.

è uno dei protagonisti del gruppo ‘zero dignità’ che circonda, assedia e tradisce la politica e il nostro paese, intercambiabile con gelmini, capezzone e della loggia, attento custode dello status quo e de la bella vita ai tempi di berlusconi. refrattario nel profondo a qualsiasi buona causa. per lui dunque, a mente lucida, mazze chiodate come se piovessero. non abbiamo bisogno di lui.

keef & the stones. la discarica.

sopravissuto al 2010, non posso far altro che affrontare il 2011 e godere leggendo la bio di keef, alias keith richards, chitarrista e fondatore della più oltraggiosa band del pianeta: the rolling stones. giunto alla pagina 26 di “Life” mi sono arreso. come e quanto questi individui hanno marchiato a fuoco gli anni della loro giovinezza? storie assurde, sempre al limite dell’impossibile. una spericolata passeggiata lungo le strade di marciapiedi che scottano, bruciano, pulsano e si ribaltano.

nelle foto keith ha diciannove, venitre, ventisei,  trentadue, quarant’ anni e poi cinquanta e sessanta. non cambia mai. lo sguardo e l’espressione sono di quelle che non ti raccontano del passare del tempo, perchè, in fondo, sul tempo non c’è mai stato il tempo di riflettere. la vita è stata come uno slalom fuori controllo, selvaggio e irriverente, una discesa e una salita sempre oltre il limite. altro che maschere d’ossigeno e decompressione!

questa biografia mi fa pensare ai motley crue come al timido sacchetto della raccolta differenziata, keef e gli stones erano e sono un’altra cosa. una lurida discarica alla quale è impossibile resistere.  frugando nell’immondizia troverete charme, passione, violenza, amore e tanta verità.

The Cult

ultimamente mi ritrovo spesso a celebrare alcuni dischi dei primi anni’80, li ascolto a volume alto, generalmente in macchina. ‘love‘ dei The Cult per esempio. tre singoli che tolgono il respiro (rain, she sells sanctuary e revolution), una sezione ritmica lineare e precisa, chitarre d’ispirazione settantantiana  e tanta ruvida melodia.
sì, ruvida, perché love è un disco di splendide canzoni rock con un’anima sincera, abrasiva e rovente. esce dagli anni ’80 ma ancora oggi vi butta giù il muro, al pari di led zeppelin, acdc e husker du.  ascoltatevi phoenix – delirante trionfo chitarristico d’ispirazione hendrixiana – big neon glitter, oppure brother wolf, sister moon, scura ballata che ha il sapore del legno e della notte. 10/10.

undici magnifici soldatini.

gasparri, capezzone, cicchito, castelli, sallusti, vespa, belpietro
minzolini, ghedini, dell’utri, la loggia.

questi sono davvero brutti da vedere, hanno espressioni grottesche, primitive e immobili, più maschere che uomini. si va dal ben addestrato ‘loba-loba-lobotoma’ capezzone, all’inespressivo e triste sallusti, a cagnetto minzolini fino a ‘mr. nulla’ gasparri, uno che non sa un cazzo di niente ma parla sempre, in quel romanesco sfatto e arrogante che ti viene voglia di farti un paio di mesi di volontariato in lega nord. infine, tralasciando il commento sulla imbecille presunzione di castelli e sullo spettrale ghedini, ecco la loggia. quanto ho ammirato il suo discorso al senato! un delirio di riconoscenza, baggianate, balle varie e omertà dedicato a papisilvio, il salvatore. quasi una preghiera affinché la belle époque italiana targata ‘destra moderata anticomunista’ non termini mai. davvero notevole. mi sono sentito rinvigorito e più giusto dopo averlo ascoltato. infine, vespa. ma senza un plastico è inutile sprecar parole.

alla fine uno spacca tutto, ma proprio tutto.

“Lo schifo per una politica che si prostituisce a chi offre di più non può essere un alibi per i teppisti, ma spiega una realtà. L’Italia è attraversata da fortissime tensioni (sociali, umane) che le masse studentesche interpretano con la mutevolezza dei vent’anni. E se la finta allegria dei cortei si trasfigura nell’odio e se il sorriso nel grido, le ferme condanne servono a poco. Qualcuno pensa davvero di rispondere all’emergenza di un paese che ha sempre meno soldi e tanto meno futuro con un governo incapace, con una maggioranza raccattata, con un premier impresentabile?”

Antonio Padellaro, Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2010

tutta la vita.

ma perché nel 1969 eravate tutti in piazza e oggi difendete il vostro
bel vitalizio parlamentare? poche presenze in aula e vi siete assicurati
il privilegio di non fare un cazzo per il resto della vita. e a noi viene
voglia di esser un po’ meno democratici. immagino che sia il momento
di rivedere “Excalibur” di John Boorman.