Dressed to kill.

KISS Dressed to kill 1975KISS “Dressed To Kill” (1975) | Tutto quello che sapete oggi sui KISS lo dovete a questo disco. ventotto minuti di rock and roll che hanno aperto le porte di un successo planetario e senza fine. Room Service, Getaway, C’mon And Love Me e Two Timer fanno di Dressed To Kill un’esaltante corsa sulle strade di New York. È il 1975, grandi macchine, immagini in bianco e nero, un tour che sembra non finire mai. Paul e Gene scrivono il disco nelle camere d’albergo, sulla metro e di notte. Tutto si compone in poche settimane. Il risultato sorprende per freschezza e incisività e gli assolo della chitarra di Ace bruciano ancora oggi il mio vinile. Pochi mesi dopo, Rock And Roll All Nite libera tutti, spalanca l’accesso alle radio e rende immortali i quattro newyorchesi. Mondiale.  10/10.

keef & the stones. la discarica.

sopravissuto al 2010, non posso far altro che affrontare il 2011 e godere leggendo la bio di keef, alias keith richards, chitarrista e fondatore della più oltraggiosa band del pianeta: the rolling stones. giunto alla pagina 26 di “Life” mi sono arreso. come e quanto questi individui hanno marchiato a fuoco gli anni della loro giovinezza? storie assurde, sempre al limite dell’impossibile. una spericolata passeggiata lungo le strade di marciapiedi che scottano, bruciano, pulsano e si ribaltano.

nelle foto keith ha diciannove, venitre, ventisei,  trentadue, quarant’ anni e poi cinquanta e sessanta. non cambia mai. lo sguardo e l’espressione sono di quelle che non ti raccontano del passare del tempo, perchè, in fondo, sul tempo non c’è mai stato il tempo di riflettere. la vita è stata come uno slalom fuori controllo, selvaggio e irriverente, una discesa e una salita sempre oltre il limite. altro che maschere d’ossigeno e decompressione!

questa biografia mi fa pensare ai motley crue come al timido sacchetto della raccolta differenziata, keef e gli stones erano e sono un’altra cosa. una lurida discarica alla quale è impossibile resistere.  frugando nell’immondizia troverete charme, passione, violenza, amore e tanta verità.

The Cult

ultimamente mi ritrovo spesso a celebrare alcuni dischi dei primi anni’80, li ascolto a volume alto, generalmente in macchina. ‘love‘ dei The Cult per esempio. tre singoli che tolgono il respiro (rain, she sells sanctuary e revolution), una sezione ritmica lineare e precisa, chitarre d’ispirazione settantantiana  e tanta ruvida melodia.
sì, ruvida, perché love è un disco di splendide canzoni rock con un’anima sincera, abrasiva e rovente. esce dagli anni ’80 ma ancora oggi vi butta giù il muro, al pari di led zeppelin, acdc e husker du.  ascoltatevi phoenix – delirante trionfo chitarristico d’ispirazione hendrixiana – big neon glitter, oppure brother wolf, sister moon, scura ballata che ha il sapore del legno e della notte. 10/10.