Al largo dei bastioni di Orione.

Blade RunnerBlade Runner | Ridley Scott (1982) È inutile descrivere la trama di questo film. La favola scura di un mondo dove la tecnologia ha preso il sopravvento, deformato qualsiasi forma di relazione umana e creato lo scenario adatto per l’apocalisse. L’incubo che tiene sveglio Harrison Ford in Blade Runner sembra non avere mai la sua fine. Confuso nello spazio verticale di una Los Angeles buia e stravolta, la sua interminabile battuta di caccia attraversa una dimensione che di umano riconosce solo l’affascinante poetica del replicante. Un cult movie capolavoro diretto da Ridley Scott, con l’indispensabile presenza di Rutger Hauer e della splendida Sean Young. Da vedere e rivedere, sempre, almeno cento volte nella vita.

Il tramonto è lontano.

Old Idead Leonard Cohen

Old Ideas | Leonard Cohen (Columbia, 2012) Pur non conoscendo bene la sua notevole discografia, so per certo che Leonard Cohen possiede tutti i numeri per diventare uno dei miei autori preferiti. Per ora lo tengo chiuso in dispensa. Raccolgo qualche saggio della sua infinita bravura qua e là, senza impegnarmi troppo, quasi distrattamente. Ecco allora Old Ideas, un lavoro accurato, interpretato da una band che si muove sorniona su spartiti e testi mai banali. Classe, classe e ancora classe. Le sfumature della voce di Cohen, sempre più scura e tenebrosa, fanno il resto. Io, se fossi in voi, un ascolto glielo darei.

Alcune belle storie di ieri.

CD De Andrè Vol 8Vol. III | Fabrizio De Andrè (Ricordi, 1975) Le otto di mattina. La strada verso il lavoro è sempre la stessa. Anche il disco che ascolto è sempre lo stesso, da tre mesi. La differenza è nelle sensazioni, che ogni giorno crescono mentre faccio mio l’assoluta poesia che Volume VIII esprime. Otto canzoni, otto episodi che De Andrè scrive con la preziosa collaborazione di Francesco De Gregori durante la fine del 1975. Canzoni ispirate che galleggiano su testi straordinari, godibili e ben musicati. Volume VIII è lontano dai nostri tempi, così avari di riflessione e talento, incapaci di lasciar traccia, facili al sensazionale e all’inutile fiera del vacuo. Da questa miseria e vanità i poeti si tengono alla larga, immuni artefici di musica per la testa e per il cuore, rifugio sicuro di chi cerca conforto e genio. Non vedo l’ora che sia domattina per riascoltare Giugno ’73, Le Storie di Ieri e Canzone per l’Estate.

London South.

Morrissey Vauxhall & IMorrissey | Vauxhall and I (Sire, 1994) Morrissey ha la grazia e l’incanto negli occhi, chiari, sensibili e scaltri. Quelli che ti fissano in ogni intervista, consapevoli di avere una storia musicale importante, coerente e sofferta, in questi ultimi anni radiosa, libera da condizionamenti e tesa a consegnare, uno dopo l’altro, dischi sempre degni di nota (Years of Refusal per esempio). Ascoltare oggi Vauxhall and I mi ricorda che la classe e il portamento, anche musicale, consegnano nelle tue mani le chiavi per durare nel tempo, senza alterazioni sospette o repentini cambi di rotta. Semplicemente migliorando, perfezionandosi pure nel modo di cantare, che oggi appare sempre più sicuro e ricco di sfumature. Anche senza Johnny Marr e lontano dai giorni di Panic e Girlfriend in a Coma, Morrissey scrive alcune delle sue cose migliori, riuscendo a spegnere sul nascere il desiderio di una, improbabile, reunion degli Smiths. Impresa davvero difficile, in se il presente ha terrore di sé e lo sguardo sempre rivolto al passato. Morrissey non resuscita, vive tra noi. 10 e lode.

Mai troppo sconvolti.

Gen X HitsBilly Idol era il cantante dei Generation X. Nella breve primavera del punk inglese questi quattro ragazzi si ritagliarono un discreto spazio, lontani dal furbo esordio dei Sex Pistols e pure dalla seducente decadenza dei Damned. Ai Gen X manca quel disordinato wall of sound che ha reso il punk rock, ai nostri occhi, ribelle e pericoloso. Qui c’è tanto pop e qualche gemma, come Your Generation e Dancing With Myself, tra i pochi pezzi che si elevano dai vicoli di una dignitosa carriera. Mai troppo oltraggiosi, precisi o taglienti, eppure piacevoli all’ascolto, anche in episodi più rilassati, dove si intravede talento melodico e cuore. Certo Rebel Yell – Keith Forsey alla produzione e Steve Stevens alle chitarre – era di un altro pianeta e rese infatti Billy Idol una star. Detto ciò, almeno una volta all’anno, non posso fare a meno dei Generation X e della loro Night of the Cadillacs. Consigliata una raccolta.

Chitarre, corvi neri e RNR.

Black Crowes By Your SideNon c’è nulla da fare, puntualmente ritornano a posarsi sulle mie spalle. I corvi ritornano e se sono neri regalano un gaudio che oserei definire celestiale. Sto parlando di uccelli con la chitarra in mano, i Black Crowes lo sono. By You Side è un album del ’99 ingiustamente trascurato e pieno di belle canzoni, con un lato A capace di disintegrare il cattivo umore e riportarvi sulla strada fieri, innamorati e pronti a ricominciare. Basterebbe Welcome to the Good Times per creare siffatto incantesimo, brillante composizione sul lato B, dove in piena armonia convive con appassionati episodi a cavallo tra blues e  rock and roll. L’attimo di magia che precede la seconda strofa di Stop Kickin’ My Heart Around è qualcosa da brivido, un lampo sospeso che corre veloce sotto la pelle.  And I like it, yes I do. Ascoltate By Your Side. Tutto passa, un bel disco rimane per sempre.