Ratt & Roll. Vita, morte e miracoli a Los Angeles.

Stephen Pearcy Ratt & Roll

Piacevole fare un tuffo nel passato, camminare sul Sunset Strip e respirare la Los Angeles dei primi anni ’80. Se leggerete l’autobiografia di Stephen Pearcy è questa la fine che vi aspetta. San Diego è un bel luogo per vivere e la California gode di un clima fantastico. C’è chi fuma, chi fa surf e chi si fa investire da una signora alla guida di una station wagon. Proprio durante la lunga degenza che lo rimette in sesto, Stephen scopre la passione per la chitarra, che lo porterà, ancora in precario equilibrio, ad esibirsi con i Mickey Ratt, embrione di quelli che diventeranno i Ratt, beniamini da lì a poco del Rainbow e del Troubador di West Hollywood. Il successo è rapido. Tre dischi di platino, 225 concerti in meno di tre anni e gli States che appaiono presto un’unica striscia d’asfalto, un lungo corridoio tra camere d’albergo sempre uguali. Certo, l’Aids è ancora un perfetto sconosciuto e le tante fanciulle sono un lodevole passatempo, ma il castello comincia a vacillare a causa di ben noti eccessi e crolla con l’arrivo dei Seattle boys in flanella. Pearcy non ne può più e molla la nave nel bel mezzo di un tour, Continua a leggere

Il reverendo distorto.

Born Villain | Marilyn Manson (Downtown Records, 2012)  A due anni dalla sua uscita, nMMon ho ancora ascoltato tutto Born Villain. L’impressione però è buona. Solita zuppa di distorsioni, voci piene di effetti ed elettronica sparsa ovunque, il condimento preferito di MM. Violento è violento, pure tagliente e ben calibrato. Erano anni che non era così lucido, forse non lo è neppure oggi, anche con Twiggy nuovamente al suo fianco. Nessun suo disco, non fa eccezione questo, è un capolavoro. Ma in fondo, chissenefrega. MM mi piace anche così, stonato naturale e incompiuto sulla lunga distanza di un album. Il sound è come al solito stellare, dopato al fosforo. Insomma, se lo avete amato in passato e lo avevate allontanato dopo due consecutivi passi falsi, Born Villain vi potrebbe riportare a stretto contatto. Vicini vicini, quasi felici.

Shot full of rock!

Def Leppard 1981_High-N-DryHigh’n’Dry | Def Leppard (Mercury, 1981)  High ‘n’ Dry è un disco da avere. Ha il fascino e l’energia della NWOBHM anche se viaggia spedito verso gli States. Fa parte di quel rock anni ‘80 di indubbia qualità, quello registrato fino al 1984 per intenderci. Rick Allen ha inciso le sue parti di batteria a soli 18 anni. Incredibile. La voce di Joe Elliot per una volta mi impressiona davvero. La sequenza iniziale travolge e si conclude con Switch 625, eccellente brano strumentale, drammatico e coinvolgente. Certo, il multiplatinato Hysteria resta un ottimo album, un capolavoro assoluto per molti, ma contiene troppa plastica e un braccio in meno, purtroppo. Top song: Another Hit and Run.

Una vita fa.

IMKillers | Iron Maiden (Emi, 1981) Quando ascolto questo disco sento l’anima di anni che mi hanno solo sfiorato, lasciando sulla strada un forte sapore, capace di accendere la mia fantasia e immaginare un mondo che non mi apparteneva, per ragioni anagrafiche sopratutto. Non so cosa c’è dentro questo disco che mi fa esultare. Probabilmente tanta buona musica e un’energia primordiale che pulsa come sangue vivo in ogni traccia. Sarà che, dopo trentanni, la voce rude e autenticamente rock di Paul Di Anno è ancora in grado di emozionare e farti venir voglia di rovesciare la scrivania e mandare tutti affanculo. Musica veloce, urgente che brucia in ogni passaggio grazie a un fuoco di chitarre taglienti e al perfetto interplay tra il basso di Steve Harris e la batteria di un formidabile Clive Burr. Fotografia di un momento irripetibile, Killers è la colonna sonora dell’Inghilterra che dalle ceneri del punk rinasce tra le braccia della New Wave of British Heavy Metal. Ascoltatelo bene, c’è più rock and roll qui, senza trucco e senza inganno, che nella maggior parte dei dischi di tutto il decennio seguente.

Ufficio divino.

Devil you know by Heaven & Hell

The Devil You Know | Heaven & Hell (Roadrunner, 2009) Non esisteva e non esiste ancora oggi un cantante più spettacolare Ronnie James Dio, al di là del genere, ammettiamolo. Un talento che è un piacere assoluto riascoltare. Non deve perciò stupire che il suo testamento artistico, The Devil You Know – realizzato insieme alla metà dei Black Sabbath sotto il nome di Heaven & Hell – sia un’altra prova da incorniciare. Una perla di metal epico, melodico e potente, per nulla banale, nato dalle mani di gente scaltra, che conosce il mestiere ma possiede intatta la scintilla che l’ha resa grande. Ogni assolo di Iommi è bruciante e appassionato, il basso di Geezer ispirato e il drumming di Vinnie Appice maestoso. Questa è ottima musica gente, Dio non delude nessuna aspettativa e canta ancora una volta…divinamente.
Top song: Double The Pain.

Superbo.

DP Come Taste the BandCome Taste the Band | Deep Purple (Emi, 1975) E’difficile che una ristampa o, peggio ancora, una rimasterizzazione mi soddisfi appieno. Preferisco che un disco suoni il più possibile fedele a se stesso, al suo calore, a maggior ragione se si tratta di un disco nato negli anni ’70. L’eccezione che conferma la regola è Come Taste The Band dei Deep Purple. Oltre alla rimasterizzazione, l’edizione che ne celebra il 35ennale presenta il lavoro interamente remixato dal produttore sudafricano Kevin Shirley. Il risultato è divino, non ho timore nell’affermarlo. Oltre a confermare che i dischi della MK III & IV suonano più attuali oggi che allora, Come Taste The Band consegna al vostro ascolto una sorprendente miscela di rock, funk e blues, resa unica dalla presenza di Tommy Bolin, chitarrista dall’enorme talento, anima inquieta finita preso all’altro mondo. Continua a leggere

Chitarre, corvi neri e RNR.

Black Crowes By Your SideNon c’è nulla da fare, puntualmente ritornano a posarsi sulle mie spalle. I corvi ritornano e se sono neri regalano un gaudio che oserei definire celestiale. Sto parlando di uccelli con la chitarra in mano, i Black Crowes lo sono. By You Side è un album del ’99 ingiustamente trascurato e pieno di belle canzoni, con un lato A capace di disintegrare il cattivo umore e riportarvi sulla strada fieri, innamorati e pronti a ricominciare. Basterebbe Welcome to the Good Times per creare siffatto incantesimo, brillante composizione sul lato B, dove in piena armonia convive con appassionati episodi a cavallo tra blues e  rock and roll. L’attimo di magia che precede la seconda strofa di Stop Kickin’ My Heart Around è qualcosa da brivido, un lampo sospeso che corre veloce sotto la pelle.  And I like it, yes I do. Ascoltate By Your Side. Tutto passa, un bel disco rimane per sempre.