Preferisco la gente insana di mente.

Pop-Tools-coverI Bluvertigo erano una band di livello superiore, l’energia dei loro giorni migliori sembrava raccontarci che sarebbero durati a lungo e che in ogni disco avrebbero nascosto il coniglio molto bene, sorprendendoci sempre. Liberi, eclettici, capaci di attirare facilmente l’attenzione con testi non convenzionali e un’immagine glamour che si rifaceva alla scena inglese degli ’80, decennio che li ispirava senza confinarli. I Bluvertigo vivevano nel presente, celebravano le loro influenze con un sound di inizio millennio che pochi sapevano maneggiare e manipolare con altrettanta bravura. Sul palco, quattro personalità definite ma un solo leader riconosciuto: Morgan. Lo stesso che oggi appare sbiadito sulle pagine dei rotocalchi nazionali in compagnia di gente TV, Valeria Marini e simili, o della sua ex moglie, Asia Argento, donna alla quale sono personalmente allergico. Mi manca il suo basso, suonato in maniera viscerale e creativa, mescolando tutto quello che gli è entrato in testa  fin dalla giovane età. Mi manca quello sguardo alle cose illuminato ed ironico, spesso irriverente, che evitava il linguaggio simil-politichese con il quale tante band italiane sopravvivono tra le braccia della sinistra italiana apparentemente-impegnata. Continua a leggere

Could They Be Loved.

Bob Marley Survival  Avete mai apprezzato appieno questi album? Non credo. Troppo poco ne sento parlare. I due capolavori reggae dal più famoso rastaman che il mondo ha conosciuto si chiamano Survival e Uprising. Giungono quando il capolinea di Marley è vicino. Vanno decisamente oltre l’ambito reggae, ormai il sound di Kingston scorre nelle vene del mondo, il suo respiro fa battere il cuore della pop generation.

Bob Marley Uprising

Refrain memorabili, ritmi infernali e tutta l’Africa dell’universo si rovesciano nel mio amplificatore. Era il 1979. Quando li ascolto oggi nulla è cambiato. L’aroma di questi dischi si nasconde nella polvere e nel sole della Giamaica, terra di sangue, poesia e liberazione. Grandissima musica. Un’esperienza fantastica, grazie Bob.

Hotter than June.

KISS+Live+In+Perth+XHAvJf5FMvAlA ottobre sono in Giappone, prima sono in tour in Canada e negli Stati Uniti. In questo momento si aggirano per l’Europa e tra due giorni arrivano a meno di cento chilometri da casa. Ancora una volta ci sarò, malgrado una setlist fin troppo sfruttata e Paul Stanley in, apparente, severo declino. Avrò quindi il piacere di emozionarmi con l’intro che da tempo immemore apre i loro spettacoli e verificare dopo qualche canzone se i KISS sono ancora la band più calda del pianeta. So che da qualche tempo non è più così, ma il cuore crea la magia e l’illusione, mi mette di buon umore e mi fa credere che sarà proprio così. Mi viene già da ridere, non vedo l’ora di cantare “You better watch, ‘cos I’m a war machine!”. Sempre irresistibile per me. No, non potrei mai ascoltare gli Emerson, Lake & Palmer. Post. Concerto perfetto, scaletta discutibile, Gene Simmons ed Eric Singer davvero superbi. Paul forse un giorno troverà la soluzione. Per ora la voce è andata, anche se il gioco di squadra supporta la cosa in maniera più che convincente. Serata deliziosa e botti a gogò.

Ain’t over.

The Doors

Strange Days disegna nell’aria tutta l’unicità di Ray Manzarek. In lui si nasconde il segreto dei Doors e delle loro architetture musicali, acrobazie sonore che nessuno si è mai sognato di emulare, un’esperienza musicale quasi esotica. Cosa sarebbero stati oggi nessuno lo potrà mai sapere. Certo è che, riascoltando proprio stamattina una delle tante loro raccolte in circolazione, i Doors fanno un effetto straniante. Non so se mi viene più in mente Venice Beach e la California al finire degli anni Sessanta o la santa messa di Jim Morrison arrestato sul palco. La violenza del sistema che censura, controlla e reprime. La solita vecchia storia, sempre attualissima. Allora, non è forse qui che sta qui la modernità di Ray Manzarek e i Doors? Sfuggono alla catalogazione-omologazione della musica di ieri e di oggi.  Un pensiero privo di etichette è un pensiero sempre verde, florido e rivoluzionario. Vivi in eterno e riposa in pace Ray, nessuna ‘fine’ coglierà la tua opera.

Una vita fa.

IMKillers | Iron Maiden (Emi, 1981) Quando ascolto questo disco sento l’anima di anni che mi hanno solo sfiorato, lasciando sulla strada un forte sapore, capace di accendere la mia fantasia e immaginare un mondo che non mi apparteneva, per ragioni anagrafiche sopratutto. Non so cosa c’è dentro questo disco che mi fa esultare. Probabilmente tanta buona musica e un’energia primordiale che pulsa come sangue vivo in ogni traccia. Sarà che, dopo trentanni, la voce rude e autenticamente rock di Paul Di Anno è ancora in grado di emozionare e farti venir voglia di rovesciare la scrivania e mandare tutti affanculo. Musica veloce, urgente che brucia in ogni passaggio grazie a un fuoco di chitarre taglienti e al perfetto interplay tra il basso di Steve Harris e la batteria di un formidabile Clive Burr. Fotografia di un momento irripetibile, Killers è la colonna sonora dell’Inghilterra che dalle ceneri del punk rinasce tra le braccia della New Wave of British Heavy Metal. Ascoltatelo bene, c’è più rock and roll qui, senza trucco e senza inganno, che nella maggior parte dei dischi di tutto il decennio seguente.

Superbo.

DP Come Taste the BandCome Taste the Band | Deep Purple (Emi, 1975) E’difficile che una ristampa o, peggio ancora, una rimasterizzazione mi soddisfi appieno. Preferisco che un disco suoni il più possibile fedele a se stesso, al suo calore, a maggior ragione se si tratta di un disco nato negli anni ’70. L’eccezione che conferma la regola è Come Taste The Band dei Deep Purple. Oltre alla rimasterizzazione, l’edizione che ne celebra il 35ennale presenta il lavoro interamente remixato dal produttore sudafricano Kevin Shirley. Il risultato è divino, non ho timore nell’affermarlo. Oltre a confermare che i dischi della MK III & IV suonano più attuali oggi che allora, Come Taste The Band consegna al vostro ascolto una sorprendente miscela di rock, funk e blues, resa unica dalla presenza di Tommy Bolin, chitarrista dall’enorme talento, anima inquieta finita preso all’altro mondo. Continua a leggere