Just for one day?

David Bowie “Heroes” (1977) Uscito pochi mesi dopo il sorprendente Low, opera prima della nota “trilogia berlinese”, Heroes rimane uno dei dischi più ispirati di Bowie, una perfetta sintesi di attualità e romanticismo che deve moltissimo alle manipolazioni sonore di Brian Eno e alla ritrovata vena creativa del suo autore. Un affresco musicale elegante e a tratti oscuro,  talmente ispirato e ricco di tensione melodica da poter esser considerato uno dei capolavori della musica pop, elegante e a tratti avanguardistico. Se Beauty & the Beast e Joe the Lion anticipano la wave del decennio successivo, è l’irresistibile incedere di Heroes e il pathos metropolitano di Blackout che ci regalano un’opera senza tempo, ruvida e passionale. Chiudono il disco 4 suggestive tracce strumentali, sempre ‘condite’ da Brian Eno, e l’insolita The Secret Life of Arabia. Per chi abita il pianeta, una musica necessaria. 10/10

Dressed to kill.

KISS Dressed to kill 1975KISS “Dressed To Kill” (1975) | Tutto quello che sapete oggi sui KISS lo dovete a questo disco. ventotto minuti di rock and roll che hanno aperto le porte di un successo planetario e senza fine. Room Service, Getaway, C’mon And Love Me e Two Timer fanno di Dressed To Kill un’esaltante corsa sulle strade di New York. È il 1975, grandi macchine, immagini in bianco e nero, un tour che sembra non finire mai. Paul e Gene scrivono il disco nelle camere d’albergo, sulla metro e di notte. Tutto si compone in poche settimane. Il risultato sorprende per freschezza e incisività e gli assolo della chitarra di Ace bruciano ancora oggi il mio vinile. Pochi mesi dopo, Rock And Roll All Nite libera tutti, spalanca l’accesso alle radio e rende immortali i quattro newyorchesi. Mondiale.  10/10.

King’s X, Dogman

Dogman è l’apice di una carriera coraggiosa. sostenuta da un talento fuori dal comune. i Kings’x fanno fuori per attitudine rock e raffinatezza vocale la maggior parte delle band che conosco. possiedono e trattano superbamente la loro genialità, sanno essere granitici ma riescono a spiccare il volo come un grande dirigibile, inesorabile e leggero. la voce di Doug Pinnick è nera come la sua pelle, le ritmiche dei tre hanno il colore del piombo ma vivono delle sfumature accese di brani come Shoes, Flies and Blue Skies e Fool You.  un album che va al di là dei ’90, una perla nascosta da riscoprire per vedere la luce, in ogni momento.  9/10

puro genio.

Febbraio 1978. non si era mai sentito un suono così potente, ricco e ispirato. Van Halen è un disco rock da ascoltare ad alto volume, ma il bello della faccenda è che anche a medio volume funziona, brilla e stupisce. ogni canzone vive di luce propria, ogni linea di voce trasforma David Lee Roth in un vero istrione, ogni fraseggio di Edward Van Halen ha matrice celeste, riscrive le regole e mette in pensione Eric Clapton per almeno un decennio.  musica ad alta energia, sfacciata e provocante per quei giorni. Tra i tanti capolavori,  due tra i meno in vista: Little Dreamer e Atomic Punk. 10/10 con lode.

The Cult

ultimamente mi ritrovo spesso a celebrare alcuni dischi dei primi anni’80, li ascolto a volume alto, generalmente in macchina. ‘love‘ dei The Cult per esempio. tre singoli che tolgono il respiro (rain, she sells sanctuary e revolution), una sezione ritmica lineare e precisa, chitarre d’ispirazione settantantiana  e tanta ruvida melodia.
sì, ruvida, perché love è un disco di splendide canzoni rock con un’anima sincera, abrasiva e rovente. esce dagli anni ’80 ma ancora oggi vi butta giù il muro, al pari di led zeppelin, acdc e husker du.  ascoltatevi phoenix – delirante trionfo chitarristico d’ispirazione hendrixiana – big neon glitter, oppure brother wolf, sister moon, scura ballata che ha il sapore del legno e della notte. 10/10.

Oltre gli anni ’80.

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Duran Duran | “Rio” (EMI, 1982) procedo verso l’ufficio ascoltando “new religion”, un pezzo elegante, profondo e intrigante. è semplicemente fantastico. il basso di john taylor guida la sezione ritmica con passo felino. lo so, lui ama gli chic. e si sente. era il 1983 e “Rio”  un album semplice nell’ascolto e ricercato negli arrangiamenti, che raccoglieva la leggerezza degli ’80 facendone  emergere solo il lato positivo e inebriante. oggi, quasi trent’anni dopo, è possibile cantare ogni canzone di “Rio” senza quella sensazione di stanco revival e nostalgia tipica della mia generazione. questo è un disco che spacca di brutto e mai video fu più azzeccato per interpretarne le intenzioni e lo spirito.