Chitarre, corvi neri e RNR.

Black Crowes By Your SideNon c’è nulla da fare, puntualmente ritornano a posarsi sulle mie spalle. I corvi ritornano e se sono neri regalano un gaudio che oserei definire celestiale. Sto parlando di uccelli con la chitarra in mano, i Black Crowes lo sono. By You Side è un album del ’99 ingiustamente trascurato e pieno di belle canzoni, con un lato A capace di disintegrare il cattivo umore e riportarvi sulla strada fieri, innamorati e pronti a ricominciare. Basterebbe Welcome to the Good Times per creare siffatto incantesimo, brillante composizione sul lato B, dove in piena armonia convive con appassionati episodi a cavallo tra blues e  rock and roll. L’attimo di magia che precede la seconda strofa di Stop Kickin’ My Heart Around è qualcosa da brivido, un lampo sospeso che corre veloce sotto la pelle.  And I like it, yes I do. Ascoltate By Your Side. Tutto passa, un bel disco rimane per sempre.

Saxon, 1980.

Saxon Wheels of Steel

Wheels of Steel è il passaggio segreto che mi ha portato a contatto con una parte di quel lurido sottobosco della musica rock di fine Settanta: la NWOBHM, New Wave of British Heavy Metal. Roba da inglesi, pinte di birra, pub e tanta disoccupazione. Gente della quale aver più di qualche timore, motociclette e bacchette infuocate per un sound al quale mi sono ormai affezionato. Oggi, con l’approssimarsi del Natale,  mi piacerebbe ricevere in regalo la cintura borchiata di Biff Byford. Un po’ come nel 1981.

 

Done with mirrors.

Done With Mirrors | Aerosmith (Geffen, 1985) È una bella mattina di sole, quando Steven Tyler torna a frequentare la mia autoradio. In questi giorni mi dedico all’ascolto di alcune opere minori che appartengono a discografie sterminate, quelle di artisti che hanno scritto la storia della musica pop e guadagnato un sacco di denaro. Gli Aerosmith per esempio, gente che ce l’ha fatta, musicisti al vinile, venduto allora in quantità industriali. Mi viene in mente Done with Mirrors, l’album del ritorno, un come back ritenuto mai troppo ispirato, offuscato dallo straordinario successo di Permanent Vacation. Continua a leggere

Words are not enough. Get a copy!

television2MM è uno degli album più ispirati di sempre. Non serve dirlo, piuttosto serve ascoltarlo. Perchè la parola è vana di fronte alla bellezza di questo ritratto post punk. Sempre ’70, sempre magia, sempre Tom Verlaine e sempre NYC. Banditi i classici tre accordi, i Television stravolgono la chitarra punk, facendola decollare verso una dimensione sconosciuta e fantastica. Sublimi

Punto di non ritorno.

Kiss DestroyerDestroyer | Kiss (Casablanca, 1976) E’ il passo definitivo verso il non ritorno. Il viaggio verso la vetta è quasi completo, non resta che scendere più o meno velocemente, smettere i panni di supereroi e fare musica accettando il rischio di qualche passo falso. Prima di toccare terra, il quartetto si gode due album di platino e un dignitoso live album. Il giorno dopo tutto va in distorsione, il rock si trasforma in pop e ognuno andrà presto per la sua strada, almeno fino al 1995.

In Destroyer, potenza sonora e immagine si fondono in una vera opera, lasciando da parte il tradizionale concetto di album, aprendo da subito il confronto con il culto di se stessi, ancora prima di alimentarlo con fama e successo. Senza attendere la penna, l’investitura o la voce di nessuno, Paul Stanley si incorona King of the Night Time World, con un’enfasi che scuote l’affollato panorama rock and roll statunitense. Raramente un disco e le sue canzoni hanno rappresentato meglio i sogni in carne ed ossa dei propri autori: musicisti, attori e belve da palcoscenico.

Ad agosto esce Destroyer – Resurrection, versione remixata che include qualche perla per intenditori, la cover originale con i costumi del tour 1975 e qualche assolo dimenticato di Ace Frehley.  Per chi non li ama, il disco giusto per continuare a respingerli, oppure cominciare a portargli un po’ di rispetto. Ma, si sa, quando si parla di Kiss, il cuore mi tradisce.

Heavy metal jogging.

Sono mesi che corro per quaranta minuti con i Testament nelle orecchie, nel cervello e nell’anima ormai, avvertendo emozioni che mi riportano al tempo di adolescente, quando la passione per il metal si ritagliò ogni settimana uno spazio sempre più regolare. Detto ciò, Low è una scoperta recente, fatta mentre cercavo carburante e stimoli per abbandonare la sedentarietà e prendermi cura di me stesso. L’ho provato direttamente sul sentiero di guerra, senza nessun preascolto, ho premuto play e cominciato a correre. Metro dopo metro e canzone dopo canzone, la fiducia è stata ripagata. Ho ‘viaggiato’ all’esordio per oltre trenta minuti, rapido come un treno, senza avvertire fatica, con la voce di Chuck Billy a guidare la prua e l’inarrestabile vento della sezione ritmica a poppa. Sensazioni strepitose, sarei arrivato fino alle montagne, ben oltre le colline e fino al mare. Cose molto heavy metal, che questo mondo piccolo, malato e criminale, non mi porterà mai via.