Tapes & Records

Transformer Lou Reed 1972Lou Reed “Transformer”  (1972) | New York, 1972. Warhol è già un mito e alla Factory si fatica ad entrare, ma se sei fortunato è rimasto un tavolo per ascoltare il nuovo disco di Lou Reed, al 213 di Park Avenue South. Fumano tutti al Max’s Kansas City e c’è più gente del previsto. Lou esce sul palcoscenico, la band attacca il pezzo, passa un istante ed è pura, contaminata, poesia. La stessa poesia che fa di Transformer il miglior disco che possiate acquistare per scambiare la notte con il giorno e volare oltre oceano, tra le braccia di un tempo che non esiste più. Prodotto dal tandem Bowie & Ronson, Transformer è la sintesi perfetta tra l’ambiguo e variopinto ritratto della New York post Velvet Underground e le brillanti sonorità pop ‘made in england’. Musica da cantare e da ballare, sognante, suggestiva ed irresistibile come un musical di Broadway, ruvida come la gente della 52esima strada.  Dopo l’ascolto di Perfect Day, Satellite of Love e Walk on the Wild Side, verrebbe la tentazione di eleggere immediatamente Transformer  a capolavoro, ma la magia non accenna a terminare, sfuma dolcemente solo con la notturna e conclusiva Goodnight Ladies, passando per la seducente Wagon Wheel e l’elegante rock di I’m So Free.  Un disco irripetibile.

David Bowie “Heroes” (1977) Uscito pochi mesi dopo il sorprendente Low, opera prima della nota “trilogia berlinese”, Heroes rimane uno dei dischi più ispirati di Bowie, una perfetta sintesi di attualità e romanticismo che deve moltissimo alle manipolazioni sonore di Brian Eno e alla ritrovata vena creativa del suo autore. Un affresco musicale elegante e a tratti oscuro,  talmente ispirato e ricco di tensione melodica da poter esser considerato uno dei capolavori della musica pop, elegante e a tratti avanguardistico. Se Beauty & the Beast e Joe the Lion anticipano la wave del decennio successivo, è l’irresistibile incedere di Heroes e il pathos metropolitano di Blackout che ci regalano un’opera senza tempo, ruvida e passionale. Chiudono il disco 4 suggestive tracce strumentali, sempre ‘condite’ da Brian Eno, e l’insolita The Secret Life of Arabia. Per chi abita il pianeta, una musica necessaria.

KISS Dressed to kill 1975KISS “Dressed To Kill” (1975) | Tutto quello che sapete oggi sui KISS lo dovete a questo disco. ventotto minuti di rock and roll che hanno aperto le porte di un successo planetario e senza fine. Room Service, Getaway, C’mon And Love Me e Two Timer fanno di Dressed To Kill un’esaltante corsa sulle strade di New York. È il 1975, grandi macchine, immagini in bianco e nero, un tour che sembra non finire mai. Paul e Gene scrivono il disco nelle camere d’albergo, sulla metro e di notte. Tutto si compone in poche settimane. Il risultato sorprende per freschezza e incisività e gli assolo della chitarra di Ace bruciano ancora oggi il mio vinile. Pochi mesi dopo, Rock And Roll All Nite libera tutti, spalanca l’accesso alle radio e rende immortali i quattro newyorchesi. Mondiale.

King’s X “Dogman” (1994) |  L’apice di una carriera coraggiosa. sostenuta da un talento fuori dal comune. i Kings’x fanno fuori per attitudine rock e raffinatezza vocale la maggior parte delle band che conosco. possiedono e trattano superbamente la loro genialità, sanno essere granitici ma riescono a spiccare il volo come un grande dirigibile, inesorabile e leggero. la voce di Doug Pinnick è nera come la sua pelle, le ritmiche dei tre hanno il colore del piombo ma vivono delle sfumature accese di brani come Shoes, Flies and Blue SkiesFool You.  un album che va al di là dei ’90, perla nascosta da riscoprire per vedere la luce, in ogni momento.


Van Halen “Van Halen” (1978)| Febbraio 1978. non si era mai sentito un suono così potente, ricco e ispirato. Van Halen è un disco rock da ascoltare ad alto volume, ma funziona anche senza far esplodere le casse del vostro stereo. brilla e stupisce, ogni canzone vive di luce propria, ogni linea di voce trasforma David Lee Roth in un vero istrione, ogni fraseggio di Edward Van Halen ha matrice celeste, riscrive le regole e mette in pensione Eric Clapton per almeno un decennio. musica ad alta energia, oltraggiosa per i dinosauri del vecchio seventies rock, sfacciata e provocante. Tra i tanti capolavori, ne cito due tra i meno in vista: Little Dreamer e Atomic Punk. 10/10 con lode.


The Cult “Love” (1984)  | Ultimamente mi ritrovo spesso a celebrare alcuni dischi dei primi anni’80, li ascolto a volume alto, generalmente in macchina. ieri ero alle prese con ‘love’ dei the cult. la sua track list comprende tre singoli che tolgono il respiro (rain, she sells sanctuary e revolution), supportati da una sezione ritmica lineare e precisa, chitarre d’ispirazione settantantiana  e tanta ruvida melodia. sì, ruvida, perché ‘love’ è un disco di splendide canzoni rock con un’anima dolce ma nello stesso tempo abrasiva e rovente. emerge dagli anni ’80 e ancora oggi vi butta giù il muro, al pari di led zeppelin, acdc e husker du.  ascoltate phoenix – delirante trionfo chitarristico d’ispirazione hendrixiana – big neon glitter brother wolf, sister moon, scura ballata che ha il sapore del legno e della notte.

Duran Duran “Rio” (1982) | E’ una bella mattinata di sole. procedo verso l’ufficio ascoltando “new religion”, un pezzo fantastico. e rifletto. “Rio” è un album di facile ascolto, dinamico e ricercato negli arrangiamenti, leggero come hanno saputo essere gli ’80, ogni nota una vibrazione positiva e inebriante. riflessione ulteriore. è possibile cantare ogni canzone di ‘Rio’ senza quella sensazione di stanco revival e nostalgia, tipica della mia generazione alla ricerca dell’adolescenza perduta. parliamoci chiaro, un disco serio, che spacca di brutto, con un video – quello di ‘Rio’ appunto – che ne fotografa ogni intenzione, restituendoci il potere di sognare, immaginare e illuderci. completo in lino, piedi scalzi e spiagge di sabbia bianca. duran duran airlines, il paradiso a 33 giri.  

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