Bay Area Fury.

Metallica_-_Kill_'Em_All_coverKill’em all | Metallica (Megaforce Records, 1983) Kill’em all contiene diversi motivi per farsi apprezzare. Ha un sound autentico, grezzo e puzza di sala prove. Contiene almeno due classici del metal – Seek & Destroy e Whiplash – e se penso che, nell’anno della sua pubblicazione, uscivano film come Lo Squalo 3D e Flashdance, possiamo serenamente collocarlo nella preistoria. Non è il miglior album dei Metallica, ma ha il merito di gettare il ponte tra l’heavy metal inglese e la scuola americana della west coast, rapida e spietata, capace di arruolare il punk e disciplinarlo a base di riff ossessivi, ripetuti e taglienti. Hit The Lights, The Four Horseman e Motorbreath sono la sequenza formidabile che riscrive il manuale del perfetto disco heavy rock per almeno un lustro a venire. Poco importa che alcuni assoli collaborino con il mio mal di testa e la voce di James Hetfield sia ubriaca di riverbero, Kill’em all è un disco importante, segna la nascita del thrash e possiede quella vena d’ira e furore adolescenziale indispensabile per alzare la testa. Top song: Whiplash.

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Killing Machine (Head).

Re-Machined_A_Tribute_to_Machine_Head_coverRe-Machined: A Tribute to Deep Purple’s Machine Head | Artisti Vari (Eagle Rock Entertainment, 2012) È sempre bello porre sul piatto un disco come Machine Head e lasciare che la sua vibrazione invada ogni angolo della tua stanza, della tua casa, del tuo giardino. Ci sono delle opere musicali alle quali l’Unesco dovrebbe interessarsi, questa è una di quelle. Un disco perfetto, probabilmente il più bello della produzione Deep Purple MK2, il più completo e omogeneo. Confrontarsi con questo pezzo di vinile targato 1972 è impresa ardua, ma non impossibile. Re-Machined è un disco tributo godibile, al netto di qualche episodio meno riuscito, come la Space Truckin’ degli Iron Maiden e la folle Smoke On The Water stravolta dai Flaming Lips. Per il resto, i nomi sono quelli di Glenn Hughes, Chickenfoot, Joe Bonamassa e della all star band Kings of Cahos, i quali suonano una versione di Never Before fresca e trascinante. Notevoli anche When a Blind Man Cries reinterpretata dai Metallica e la versione live di Highway Star, eseguita in maniera spettacolare da Hughes/Vai/Smith. Senza grandi aspettative, una piacevole rilettura di un indubbio capolavoro e la conferma di una statura compositiva davvero unica. Divertente.

Heavy metal jogging.

Sono mesi che corro per quaranta minuti con i Testament nelle orecchie, nel cervello e nell’anima ormai, avvertendo emozioni che mi riportano al tempo di adolescente, quando la passione per il metal si ritagliò ogni settimana uno spazio sempre più regolare. Detto ciò, Low è una scoperta recente, fatta mentre cercavo carburante e stimoli per abbandonare la sedentarietà e prendermi cura di me stesso. L’ho provato direttamente sul sentiero di guerra, senza nessun preascolto, ho premuto play e cominciato a correre. Metro dopo metro e canzone dopo canzone, la fiducia è stata ripagata. Ho ‘viaggiato’ all’esordio per oltre trenta minuti, rapido come un treno, senza avvertire fatica, con la voce di Chuck Billy a guidare la prua e l’inarrestabile vento della sezione ritmica a poppa. Sensazioni strepitose, sarei arrivato fino alle montagne, ben oltre le colline e fino al mare. Cose molto heavy metal, che questo mondo piccolo, malato e criminale, non mi porterà mai via.