OJM. Tuoni e vulcani rock.

OJM A qualche chilometro da casa mia, dalle parti di Montebelluna e Treviso, esiste quella che definirei ‘riserva rock’, composta da personaggi e musicisti che si dedicano con passione alla causa, pur vivendo in contesti che di rock hanno spesso ben poco. Appartengono a questa positiva esperienza gli OJM, band di riferimento della dinamica Go Down Records, che proprio da queste parti ha importanti radici. Non conosco alla perfezione la storia della band e non frequento assiduamente i locali dove i quattro si esibiscono, ma, per svariati e buoni motivi, ho un ottimo rapporto con tutto il personale OJM. È gente concreta e dotata di talento, che vive su un altro binario, complice l’aria delle colline e la lontananza dalla città. Gente che non parla di rock, lo vive. Proprio lì, ai piedi delle montagne, suonano, scrivono e producono dischi come si deve, vantando con merito una dimensione artistica non comune, che sopravvive se credi che il tuo obiettivo non sia fare la rockstar, ma il musicista.  Continua a leggere

Badlands, nothing but the truth.

BadlandsBadlands | Badlands (Atlantic,1989) Metti insieme uno dei più brillanti chitarristi della scena hard rock statunitense e un cantante da favola come Ray Gillen e il gioco è fatto. Non è sempre andata così, ma in questo caso il risultato è pura eccellenza, un capolavoro inossidabile che ha la statura dei classici. Gli anni ottanta volgono al termine e i Badlands decidono di affidarsi al blues. Un blues duro, roccioso, pesante e in un certo senso inedito, perché il Jake E Lee e la chitarra che hanno servito fino a poco tempo fa l’Ozzy di The Ultimate Sin, non c’entrano nulla con la purezza sonora di Badlands. Qui non ci sono filtri e nessuna rete, qui si suona e si salvi chi può. Inutile descrivervi cosa accade lungo le dieci tracce che compongono questo masterpiece, come ogni riff risulti vero e abrasivo, di come Ray Gillen si dimostri un cantante straordinario – a livello del miglior Robert Plant – e di come Eric Singer e Greg Chaisson siano una sezione ritmica perfetta per il lavoro in questione. Un disco che non ha davvero bisogno delle mie parole, quindi procuratevelo e gettate nel cesso quello che state ascoltando. Iniziate pure dall’ultima canzone, Seasons, poi capirete cosa intendo. Undici/decimi, con lode.

Deep Sabbath, una pazza idea.

bornagaincover1Born Again | Black Sabbath (Vertigo, 1983) Born Again non è un brutto disco. Certo, è registrato da cani e mixato ancora peggio. Ian Gillan sfasciò sul muro, una dopo una, tutte le copie dell’album che la casa discografica gli aveva consegnato. Trovava la cover terribile e il suono non gli piaceva per nulla . Eppure, Born Again arrivò nella Top 40 americana e raggiunse presto lo status di disco di platino. Fa parte di quella genia di dischi nati in circostanze singolari, di solito c’è sempre di mezzo una sbronza, questa volta anche un’idea dal fascino irresistibile: i Black Sabbath con Ian Gillan, l’anima dei Deep Purple! Sembra uno scherzo, ma non lo è affatto. Tutto il lato A è una meraviglia. Parte in quarta piena con Trashed, scivola sulla sinistra Disturbing the Priest e si conclude con l’ipnotica Zero the Hero. Terra bruciata, fuoco e fiamme. Gillan è semplicemente straordinario, la sua voce è da brividi, a tratti superiore a quella del leggendario decennio precedente.  In meno di quindici minuti, uno dei protagonisti di Made in Japan fa saltare il banco. Tutti a casa, i Deep Sabbath funzionano! Quel che viene dopo – Hot Line, Keep It Warm, la pregevole Born Again e il resto – è un concentrato di mestiere, esperienza e talento, in grado di fare il culo a tante band in circolazione allora e oggi. Gillan continua a urlare come un ossesso, Tony Iommi e Geezer sono roccia e Bill Ward – post rehab – è un piacere da ascoltare. No, Born Again non è affatto un brutto disco. Top song: Disturbing The Priest.

Ufficio divino.

Devil you know by Heaven & Hell

The Devil You Know | Heaven & Hell (Roadrunner, 2009) Non esisteva e non esiste ancora oggi un cantante più spettacolare Ronnie James Dio, al di là del genere, ammettiamolo. Un talento che è un piacere assoluto riascoltare. Non deve perciò stupire che il suo testamento artistico, The Devil You Know – realizzato insieme alla metà dei Black Sabbath sotto il nome di Heaven & Hell – sia un’altra prova da incorniciare. Una perla di metal epico, melodico e potente, per nulla banale, nato dalle mani di gente scaltra, che conosce il mestiere ma possiede intatta la scintilla che l’ha resa grande. Ogni assolo di Iommi è bruciante e appassionato, il basso di Geezer ispirato e il drumming di Vinnie Appice maestoso. Questa è ottima musica gente, Dio non delude nessuna aspettativa e canta ancora una volta…divinamente.
Top song: Double The Pain.