No panic, it’s just Detroit.

Alice Cooper | Love It To Death (Warner Bros, 1971)
Un disco che ho amato fin dal primo ascolto, lontano dalla dimensione mainstream che Alice si è conquistato durante la fine degli anni ’80, con banalità tipo il pop-hit Poison e chitarristi simil Rambo come Kane Roberts. Love It To Death è il respiro genuino del Detroit sound, riportato in vita grazie alla collaborazione con Bob Ezrin, genio di produttore fuori di testa, ma saldamente dentro la musica, il primo in grado di mettere a fuoco il talento della band.

Dimenticate tutti i cliché dello shock rock che Alice ha inventato e riproposto in ogni suo spettacolo, infilate un paio di cuffie e godetevi il viaggio dal finestrino della vostra poltrona. Non sono previsti schizzi di sangue, decapitazioni e animali trucidati, anche se il seme della follia è già presente e il senso di smarrimento imminente e previsto. Caught In A Dream, Is It My Body e la delirante Ballad of Dwight Fry affiancano con classe I’m Eighteen, l’inno che scrivi una sola volta, ma ti cambia la vita, per sempre.

Un’anno prima dello sconvolgente successo di School’s Out, dell’alcool e dei tornei di golf, questo è il mio Alice Cooper.

Gunslinger e altre storie.

Mink de Ville | The Best Of Mink De Ville  (EMI Records, 2003) New York, Lower East Side, 1975. Bar di periferia e tanti brutti ceffi, giacche in pelle, Marlboro morbide e vetture da seimila cc. Vengono da lontano, dal confine messicano o dalla vecchia Europa per fare della Grande Mela il più affascinante melting pot del pianeta.  Ecco il mondo dei Mink De Ville e del suo leader Willy, uno degli ultimi poeti del rock and roll più decadente e vitale. Tristemente scomparso meno di un anno fa, De Ville  nascondeva l’anima degli Stones, la grinta del miglior Springsteen e lo charme latino che lo fece divenire l’idolo della Parigi degli anni Novanta.

La raccolta che infiamma il mio pomeriggio contiene le cose più interessanti incise dalla band. La splendida Spanish Stroll, gli upbeat Cadillac Walk e Gunslinger, la ballad I Broke That Promise e il rumoroso rock di Venus Of Avenue D. Per tre lunghi anni, a partire dal 1977, scatenati rhythm and blues infiammarono la rumorosa platea del CBGB, mentre  l’irresistibile attitudine bohémien del gruppo faceva dei Mink de Ville gli eroi di New York, prima del compact disc, di Madonna e della nascita della club culture.

Mink de Ville. Canzoni spericolate e seducenti per una raccolta lussuosa e lussuriosa.

Just the good ones, please!

martedì sera ero al palasport di padova, ho assistito al concerto degli smashing pumpkins. a parte l’orribile – è dir poco o niente – suono delle chitarre, credo di aver ascoltato, per almeno un’ora e mezza, una scaletta raccapricciante. insopportabili i lunghi solo, piuttosto anonima la bassista, un batterista che suonava ‘sempre’ e billy corgan, per niente comunicativo e vestito il peggio possibile. un concerto per lunghi tratti privo di senso, melodia e qualità. soprattutto se i pezzi trainanti del nuovo repertorio si chiamano ‘Oceania’, davvero pessima. in soccorso a una serata ferita a morte è giunto il finale, con l’esecuzione di tonight tonight, for martha, bullet with butterfly wings (canzone davvero invincibile e invidiabile). molti battevano le mani, qualcuno urlava, accenni di pogo. troppo poco. a mio parere un’occasione persa. suonate solo il meglio la prossima volta. 5/10.

Rock and roll music!

The SadeDamned Love (Go Down Records, 2011) | Musica che spinge in continuazione, esce dalle sinuose atmosfere dei ’70 e si infila nel presente percorrendo alla massima velocità ogni curva, bruciando l’asfalto del rettilineo come un dragster. La fuoriserie in questione è targata The Sade, entra in coppia che è una meraviglia, trasuda passione ed eroga perle di puro rock and roll che tradiscono la passione per gli scandinavi   Hellacopters e per il blues più scuro e decadente. Il disco suona compatto e cristallino, curato in ogni passaggio e registrato divinamente.
Amo il rock e amo Damned Love.

La Muerte!

Rent |La Muerte (Safe Records, 2011) Matteo Ferrarese, in arte Rent, è una persona creativa. Un artigiano electro-pop innamorato della musica e della pittura, nipote maggiorenne di Simon Le Bon e figlioccio di Marc Almond. La Muerte è il disco che lo libera dopo quattro anni di oblio e ce lo consegna in ottima forma, supportato da un’opera che veste la sua personalità, eclettica ed esuberante, travolgente quando abbandona il dark mood della title track e colpisce duro con Qualcosa di Meglio, capolavoro pop digitale ispirato ai Softcell di Non-Stop Erotic Cabaret. Riuscite anche la splendida  Silenzio e Voglio Tutto. Le impressioni positive proseguono con la suggestiva Dirsi Addio e la minimale Cambio Pelle, a testimonianza di un’evoluzione artistica davvero convincente, confermata dall’ottimo singolo L’Attore. Bravo Rent, un disco diverso e imprevedibile. Qualità non indifferenti nello stanco e autoreferenziale panorama italiano.