Killing Machine (Head).

Re-Machined_A_Tribute_to_Machine_Head_coverRe-Machined: A Tribute to Deep Purple’s Machine Head | Artisti Vari (Eagle Rock Entertainment, 2012) È sempre bello porre sul piatto un disco come Machine Head e lasciare che la sua vibrazione invada ogni angolo della tua stanza, della tua casa, del tuo giardino. Ci sono delle opere musicali alle quali l’Unesco dovrebbe interessarsi, questa è una di quelle. Un disco perfetto, probabilmente il più bello della produzione Deep Purple MK2, il più completo e omogeneo. Confrontarsi con questo pezzo di vinile targato 1972 è impresa ardua, ma non impossibile. Re-Machined è un disco tributo godibile, al netto di qualche episodio meno riuscito, come la Space Truckin’ degli Iron Maiden e la folle Smoke On The Water stravolta dai Flaming Lips. Per il resto, i nomi sono quelli di Glenn Hughes, Chickenfoot, Joe Bonamassa e della all star band Kings of Cahos, i quali suonano una versione di Never Before fresca e trascinante. Notevoli anche When a Blind Man Cries reinterpretata dai Metallica e la versione live di Highway Star, eseguita in maniera spettacolare da Hughes/Vai/Smith. Senza grandi aspettative, una piacevole rilettura di un indubbio capolavoro e la conferma di una statura compositiva davvero unica. Divertente.

Deep Sabbath, una pazza idea.

bornagaincover1Born Again | Black Sabbath (Vertigo, 1983) Born Again non è un brutto disco. Certo, è registrato da cani e mixato ancora peggio. Ian Gillan sfasciò sul muro, una dopo una, tutte le copie dell’album che la casa discografica gli aveva consegnato. Trovava la cover terribile e il suono non gli piaceva per nulla . Eppure, Born Again arrivò nella Top 40 americana e raggiunse presto lo status di disco di platino. Fa parte di quella genia di dischi nati in circostanze singolari, di solito c’è sempre di mezzo una sbronza, questa volta anche un’idea dal fascino irresistibile: i Black Sabbath con Ian Gillan, l’anima dei Deep Purple! Sembra uno scherzo, ma non lo è affatto. Tutto il lato A è una meraviglia. Parte in quarta piena con Trashed, scivola sulla sinistra Disturbing the Priest e si conclude con l’ipnotica Zero the Hero. Terra bruciata, fuoco e fiamme. Gillan è semplicemente straordinario, la sua voce è da brividi, a tratti superiore a quella del leggendario decennio precedente.  In meno di quindici minuti, uno dei protagonisti di Made in Japan fa saltare il banco. Tutti a casa, i Deep Sabbath funzionano! Quel che viene dopo – Hot Line, Keep It Warm, la pregevole Born Again e il resto – è un concentrato di mestiere, esperienza e talento, in grado di fare il culo a tante band in circolazione allora e oggi. Gillan continua a urlare come un ossesso, Tony Iommi e Geezer sono roccia e Bill Ward – post rehab – è un piacere da ascoltare. No, Born Again non è affatto un brutto disco. Top song: Disturbing The Priest.